Parlando di bambini
Visto il tema, mi pare ottimo come sottofondo il successo di Haila intitolato M con A, N con I, una canzone infantile reintrerpretata in stile reggaeton.
Fra i tanti commenti al post di ieri, molti dei quali non condivido sia nel tono che nella sostanza, si ha toccato un tema importante, cosa fa davvero felici i bambini, o meglio cosa dovrebbero avere a disposizione i bimbi per crescere felici e sereni? Tanti beni materiali come bei vestitini, TV e giochi, soprattutto elettronici? Mille attività extrascolastiche come corsi artistici e sportivi che li tengono impegnati fino al ritorno a casa dei genitori?
O la possibilità di stare con coetanei giocando per strada o nei campi, magari con strumenti auto costruiti o molto artigianali come fanno la stragrande maggioranza dei bambini cubani che, favoriti dal clima e tessuto sociale particolarmente protettivo, non sono serrati in casa. Certo, nonostante che sia innegabile che Cuba sia uno dei paesi più sicuri, anche qui esistono, non riportati dalle cronache ufficiali ma ben presenti dalle voci del barrio tristi casi di maltrattamenti e violenze. Ma non c'è il terrore che abbiamo noi a lasciare i bimbi incustoditi. Io spesso mi soffermo affascianato a vedere gruppetti di bambini che si divertono nelle strade dell'Avana con papalote (aquiloni) di carta che si son costruiti da soli o con l'auto di un fratello maggiore o altro parente, o con trottole di legno che fanno girare con maestria o affascinanti carretti o monopattini di legno del tutto artigianali. Sparse per il blog ci sono alcune foto che ritraggono questi giochi.
Come rovescio della medaglia c'è da rilevare che sono tantissimi i bambini qui che non vivono in una famiglia normale, per i nostri standard, ovviamente.,ovvero genitori e figli. Spesso la famiglia cubana è composta da nonni (o solo nonna), figlia e nipoti per colpa della non enorme responsabilità maschile.





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